La recente certificazione ItalyX ottenuta da Armo rappresenta non solo un riconoscimento prestigioso, ma anche un importante passo avanti nella strategia di valorizzazione dell’identità Made in Italy. Ottenere questo attestato significa entrare a far parte di una rete virtuosa di imprese manifatturiere italiane che condividono una visione comune: quella dell’eccellenza, della qualità e della trasparenza nella produzione.

Che cos’è la certificazione ItalyX e perché è importante

Promossa da Il Sole 24 ORE in collaborazione con Confindustria, la certificazione ItalyX è uno strumento innovativo e autorevole pensato per tutelare e promuovere le vere realtà produttive italiane. Non si tratta di un semplice marchio, ma di una verifica documentata e indipendente, svolta da un ente terzo.

In questo contesto, Armo ha ottenuto la certificazione ItalyX come prima azienda riconosciuta nel proprio settore di appartenenza, confermando la propria posizione di riferimento nel panorama dell’eccellenza manifatturiera italiana.

Il riconoscimento sottolinea il nostro impegno quotidiano verso:

  • La cura del dettaglio in ogni fase della produzione;
  • La selezione di materiali di alta qualità, provenienti da fornitori certificati;
  • L’adozione di processi produttivi trasparenti e in linea con le migliori pratiche industriali;
  • Il rispetto delle tradizioni artigiane italiane, unite all’innovazione tecnologica.
  • Essere certificati ItalyX significa anche assumersi la responsabilità di diventare ambasciatori del vero Made in Italy nel mondo. In un’epoca in cui l’origine dei prodotti è spesso poco chiara, questo tipo di certificazione assume un valore strategico per i clienti, i partner e il mercato globale.

Per questo motivo, Armo è stata invitata a partecipare al convegno “Dal valore alla tutela: il futuro del Made in Italy tra certificazioni e sfide globali”, organizzato da Il Sole 24 ORE presso il Senato della Repubblica in occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy. Un’occasione di confronto ad alto livello, che ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali e imprenditoriali di primo piano.

Questa certificazione rappresenta per noi un punto di partenza.

Continueremo a lavorare per rafforzare la nostra identità di produttore Made in Italy certificato, offrendo soluzioni sempre più innovative, sostenibili e coerenti con i valori dell’eccellenza italiana.

Invitiamo chiunque desideri approfondire il valore della certificazione a visitare il portale ufficiale di ItalyX:

https://italy-x.ilsole24ore.com

Quando si parla di macchinari industriali, si tende spesso a utilizzare il termine “macchine” in modo generico, includendo anche quelle che, tecnicamente, sono “quasi-macchine”. Ma cosa le distingue esattamente?

Cosa si intende per “Macchina” secondo la Direttiva 2006/42/CE?

La Direttiva Macchine 2006/42/CE definisce una “macchina” come:

  • “insieme equipaggiato o destinato ad essere equipaggiato di un sistema di azionamento diverso dalla forza umana o animale diretta, composto di parti o di componenti, di cui almeno uno mobile, collegati tra loro solidamente per un’applicazione ben determinata”
  •  “insieme di cui al primo trattino, al quale mancano solamente elementi di collegamento al sito di impiego o di allacciamento alle fonti di energia e di movimento”
  • “insieme di cui al primo e al secondo trattino, pronto per essere installato e che può funzionare solo dopo essere stato montato su un mezzo di trasporto o installato in un edificio o in una costruzione”
  • “insiemi di macchine, di cui al primo, al secondo e al terzo trattino, o di quasi-macchine, di cui alla lettera g), che per raggiungere uno stesso risultato sono disposti e comandati in modo da avere un funzionamento solidale”
  • “insieme di parti o di componenti, di cui almeno uno mobile, collegati tra loro solidalmente e destinati al sollevamento di pesi e la cui unica fonte di energia è la forza umana diretta”

In sintesi, si parla di “macchina” quando si ha un insieme di componenti, almeno uno dei quali mobile, in grado di svolgere autonomamente una funzione definita (es. sollevare pesi o movimentare materiali), senza ricorrere direttamente alla forza umana o animale.

Che cos’è una “Quasi-Macchina”?

La Direttiva Macchine 2006/42/CE, definisce le quasi macchine 

“Insiemi che costituiscono quasi una macchina, ma che, da soli, non sono in grado di garantire un’ applicazione ben determinata”

Esempio tipico: un sistema di azionamento è considerato una quasi-macchina.

Le quasi-macchine sono progettate esclusivamente per essere incorporate o assemblate con altre macchine o altri dispositivi, per creare un sistema conforme alla direttiva.

In breve, una quasi-macchina non può funzionare autonomamente: ha bisogno di essere integrata in un insieme più grande per svolgere una funzione utile. Un esempio è un motore elettrico o un robot antropomorfo, che acquisiscono uno scopo definito solo se inseriti in una macchina completa.

Perché è importante distinguere tra macchine e quasi-macchine?

Anche se entrambe ricadono sotto la Direttiva Macchine 2006/42/CE, ci sono differenze negli adempimenti richiesti al fabbricante:

La valutazione dei rischi è obbligatoria per entrambe e serve a identificare i pericoli e le misure di sicurezza necessarie.

L’iter di certificazione, invece, cambia:

Per le macchine, è obbligatorio l’iter completo di marcatura CE, che si conclude con l’applicazione della relativa etichetta.

Per le quasi-macchine, pur dovendo rispettare i Requisiti Essenziali di Sicurezza (RESS), non si appone la marcatura CE. È invece richiesta una documentazione tecnica specifica.

Chi produce una quasi-macchina deve preparare tre documenti fondamentali:

1️⃣ Documentazione tecnica pertinente

Simile al fascicolo tecnico delle macchine, questa documentazione deve:

Riguardare progettazione, fabbricazione e funzionamento;

Dimostrare il rispetto dei Requisiti Essenziali di Sicurezza e di tutela della salute (RESS);

Essere redatta in una o più lingue ufficiali dell’UE;

Essere disponibile per almeno 10 anni dalla data di fabbricazione (o dell’ultima unità prodotta);

Non è obbligatorio che sia conservata nel territorio dell’UE, ma deve essere disponibile su richiesta delle autorità;

Includere relazioni, prove e verifiche per dimostrare la sicurezza della progettazione e costruzione.

Riferimento normativo: Allegato VII della Direttiva 2006/42/CE.

Attenzione: la mancata disponibilità di questa documentazione può far dubitare della conformità della quasi-macchina.

2️⃣ Istruzioni per l’assemblaggio

A differenza delle macchine, per le quasi-macchine è obbligatorio fornire un manuale di assemblaggio che:

Descriva come incorporare correttamente la quasi-macchina nell’insieme finale;

Contenga tutte le avvertenze necessarie per garantire la sicurezza;

Sia redatto in una lingua ufficiale dell’UE accettata dal fabbricante della macchina finale.

*Riferimento normativo: Allegato VI della Direttiva 2006/42/CE.

3️⃣ Dichiarazione di incorporazione

Equivalente alla Dichiarazione CE di conformità delle macchine, questo documento deve:

Descrivere e identificare la quasi-macchina;

Essere redatto nella lingua ufficiale dello Stato UE in cui verrà immessa sul mercato;

Elencare i RESS applicati e rispettati;

Dichiarare che la quasi-macchina non può essere messa in servizio autonomamente, ma solo dopo l’integrazione in una macchina conforme;

Essere conservata in originale per almeno 10 anni.

Riferimento normativo: Allegato II della Direttiva 2006/42/CE.

Nota: Il fabbricante (o il suo mandatario) è obbligato a fornire queste informazioni su richiesta delle autorità competenti.

In conclusione, nonostante le quasi-macchine non possano funzionare se non incorporate ad un altro insieme, la Direttiva Macchine 2006/42/CE ne prevede uno specifico iter certificativo che attesti la sua conformità sui  requisiti essenziali di sicurezza pertinenti.

Tanto la Dichiarazione di incorporazione quanto le Istruzioni per l’assemblaggio devono accompagnare la quasi-macchina fino alla sua integrazione finale e devono essere incluse nel fascicolo tecnico della macchina completa.

Dal progetto al prodotto

Spesso capita, soprattutto in ristrutturazioni, o dopo il cambio di destinazione d’uso di un capannone, di trovarsi nella necessità di dover caricare automezzi di diversi tipi, furgoni, motrici, bilici, senza avere un’area dedicata a queste importanti operazioni.

Ecco che spesse emerge l’italica arte di arrangiarsi: carrelli elevatori usati come ascensori, carrelli a mano pericolosamente in bilico, rampe da piazzale lunghe 10 metri a bloccare le aree di manovra. Oppure si investono decine di migliaia di euro in opere murarie, creando banchine di carico o fosse per tavole elevatrici a pantografo.

Ma c’e’ una soluzione semplice, progettata da Armo spa, a disposizione di chi non vuole intraprendere opere murarie, e vuole un prodotto con cui lavorare in massima sicurezza: la tavola elevatrice OMEGA.

Realizzata sulla base del sempre sicuro e affidabile sollevamento a pantografo, la tavola OMEGA permette di carica e scaricare i camion utilizzando una piattaforma a pantografo, ma senza aver bisogno di scavare una fossa. I comodi comandi a bordo consentono all’operatore di ottimizzare i tempi di carico, tutto come sempre nella massima sicurezza.

Buttate via la vostra rampa da piazzale: utilizzate un prodotto moderno e sicuro come la tavola senza fossa OMEGA.

La ridotta altezza chiusa di 60 mm permette infatti di installare la tavola elevatrice a pantografo direttamente sul pavimento, senza scavare una fossa di alloggiamento, e caricare senza alcuna fatica bancali sul pianale fino a 2500 kg grazie al pratico scivolo di invito.

Il cancello posteriore, con elettroserratura, e le protezioni laterali consentono di lavorare in massima sicurezza. Frontalmente, una unghia idraulica profonda 1100 mm, funge da anticaduta quando non è utilizzata, e permette di raggiungere il pianale di qualsiasi automezzo per trasbordare le merci. Fotocellule frontali proteggono da eventuali rischi di schiacciamento durante le operazioni di carico.

Tamponi respingenti (se richiesti), verniciature da esterni, dimensioni speciali: questi gli accessori che possono personalizzare la vostra piattaforma a pantografo senza fossa OMEGA per il carico e scarico di automezzi.

Ricordiamo che tutte le nostre piattaforme elevatrici a pantografo (e quindi anche la nostra OMEGA) vengono singolarmente collaudate in fabbrica, pronte ad essere facilmente installate senza possibilità di errore. Chiedete un preventivo gratuito, e rimarrete sorpresi di quanto fosse facile risolvere uno dei problemi più comuni: il carico e scarico di camion e furgoni quando non esiste la possibilità di scavare una fossa, e senza dover utilizzare le oramai vetuste, antiestetiche ed ingombranti rampe da piazzale.

 

 

Tavola elevatrice in posizione chiusa senza fossa

La sicurezza (dal latino “sine cura“: senza preoccupazione) può essere definita come la “conoscenza che l’evoluzione di un sistema non produrrà stati indesiderati”. In termini più semplici è: sapere che quello che faremo non provocherà dei danni. La sicurezza totale si ha in assenza di pericoli. In senso assoluto, si tratta di un concetto difficilmente traducibile nella vita reale anche se l’applicazione delle norme di sicurezza rende più difficile il verificarsi di eventi dannosi e di incidenti e si traduce sempre in una migliore qualità della vita. (Wikipedia, def. “sicurezza”).

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